Quando si parla di residenza a Dubai la conversazione finisce quasi sempre sulla Golden Visa o sul visto imprenditoriale. C'è però una terza strada, molto meno raccontata in Italia, che riguarda una platea enorme: il visto per pensionati.
- Un visto di cui quasi nessuno parla
- I requisiti, in concreto
- Il conto che vale la pena fare
- Le alternative, se i requisiti non…
- Il dettaglio sulla comproprietà, che…
- La sanità, il punto che i pensionati…
- Cosa dà, e cosa non dà, un visto di…
- Il percorso combinato: quando immobile…
- Documenti e tempi: cosa aspettarsi
- Come valuterei la decisione, al posto…
- Il percorso, nell'ordine corretto
Un visto di cui quasi nessuno parla
È un permesso di residenza rinnovabile di cinque anni, pensato per chi ha concluso o sta concludendo la propria vita lavorativa e vuole trasferirsi negli Emirati.
Lo racconto perché nella mia esperienza è la categoria di persone che si informa meno, spesso convinta che Dubai sia una cosa per giovani imprenditori. Non è così, e i numeri lo dimostrano.
Questo articolo approfondisce una parte del video in cui spiego tutti i percorsi di residenza a Dubai e come ho ottenuto il mio visto. Lo trovi qui.

I requisiti, in concreto
Servono due condizioni di base: almeno cinquantacinque anni di età e almeno quindici anni di esperienza lavorativa.
Poi serve dimostrare la capacità economica, e qui ci sono diverse strade alternative. La più semplice per un pensionato italiano è quella del reddito: dimostrare un'entrata mensile fissa di almeno 3.500 euro.
In pratica, se la pensione netta supera quella soglia, il requisito è soddisfatto. Esistono anche percorsi alternativi legati al possesso di un immobile o a risparmi depositati, che vanno valutati caso per caso con chi segue la pratica.
Il visto consente inoltre di sponsorizzare il coniuge, il che lo rende una soluzione per la coppia e non solo per il singolo.
Il conto che vale la pena fare
Vale la pena fermarsi un attimo su questo punto, perché è quello che colpisce di più chi lo sente per la prima volta.
Un pensionato italiano con 3.500 euro netti al mese, in Italia, su quel reddito ha già pagato le imposte, e ogni ulteriore entrata viene tassata secondo lo scaglione applicabile. Negli Emirati non esiste imposta sul reddito delle persone fisiche, né sugli affitti, né sulla plusvalenza da cessione di immobili.
Attenzione però al punto che fa la differenza
Perché quel vantaggio si realizzi davvero non basta avere il visto: serve essere considerati residenti fiscali negli Emirati, il che richiede di trascorrere nel Paese almeno centottantatré giorni all'anno e di gestire correttamente la posizione dal lato italiano, a partire dall'iscrizione all'anagrafe dei residenti all'estero.
Avere un permesso di soggiorno e avere la residenza fiscale sono due cose diverse. È la confusione più pericolosa che incontro, e ha conseguenze concrete. Va affrontata con un commercialista che conosca entrambe le normative, non con una ricerca online.
Sul fronte spese, il costo della vita a Dubai per una coppia senza figli è comparabile a quello di una grande città italiana su molte voci, più alto sull'affitto nelle zone centrali e sull'assicurazione sanitaria, che qui è obbligatoria e va messa in conto fin dall'inizio.
Le alternative, se i requisiti non tornano
Se l'età o gli anni di lavoro non bastano, o se il reddito è sotto soglia, esistono altre strade.
La via immobiliare
Un visto di lungo periodo rinnovabile di dieci anni si ottiene con uno o più immobili per un valore complessivo di almeno due milioni di dirham, circa 465.000 euro. Possono essere pronti o in costruzione, anche con mutuo. Da inizio 2026 non è più richiesto di aver versato una quota minima in anticipo, il che ha allargato parecchio la platea.
Il visto biennale da proprietario. Le regole sono cambiate nel corso del 2026: se sei l'unico proprietario di un immobile completato e registrato, puoi ottenere un permesso di due anni. Serve un immobile finito con il suo titolo di proprietà: gli acquisti su carta non danno diritto a questa via.
La via imprenditoriale. Aprire un'attività, anche in una zona franca, dà accesso a un permesso legato all'impresa. È una strada meno naturale per un pensionato, ma esiste ed è usata da chi mantiene un'attività di consulenza.
Il dettaglio sulla comproprietà, che rovina i piani a molte coppie
Questo punto genera confusione e va chiarito con un esempio, perché tocca proprio le coppie che comprano insieme.
Per il visto decennale ottenuto tramite immobile, se acquisti con una persona che non è il coniuge, ciascuno deve possedere una quota che raggiunga da sola la soglia. Non basta che il totale la superi.
Se acquisti con il coniuge, invece, uno dei due può fare domanda come titolare principale e sponsorizzare l'altro. Se entrambi volessero il permesso a titolo individuale, il valore complessivo dovrebbe raddoppiare, con quote pari.
Un esempio concreto
Coppia che compra un appartamento da 2,5 milioni di dirham al cinquanta per cento ciascuno: la quota individuale è 1,25 milioni, sotto la soglia. La soluzione è che uno faccia domanda come titolare e sponsorizzi l'altro, e il permesso copre entrambi.
Questo calcolo va fatto prima di firmare l'acquisto, non dopo. Ho visto persone strutturare la proprietà in modo simmetrico per equità familiare e ritrovarsi con due quote entrambe sotto soglia. Rimediare dopo è possibile ma costoso.
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La sanità, il punto che i pensionati sottovalutano
Se c'è un tema su cui vale la pena fermarsi, quando si parla di trasferimento in età matura, è la sanità.
Negli Emirati l'assicurazione sanitaria è obbligatoria per i residenti e non esiste un sistema pubblico universale come quello italiano. Il costo della polizza cresce con l'età e con le condizioni pregresse, e per un over 55 non è una voce marginale del bilancio: va richiesta un'offerta reale prima di decidere, non stimata.
Il livello delle strutture sanitarie private a Dubai è alto e i tempi di attesa sono brevi, il che per molti compensa. Ma è un sistema che funziona diversamente: si sceglie la struttura in base a quello che la polizza copre, non in base alla vicinanza.
Il secondo punto riguarda l'Italia
Chi si iscrive all'anagrafe dei residenti all'estero perde l'assistenza sanitaria ordinaria in Italia, con alcune eccezioni per i pensionati che vanno verificate nella propria situazione specifica. È una conseguenza che va conosciuta prima, perché per qualcuno è dirimente.
Non lo dico per scoraggiare nessuno. Lo dico perché è la variabile che, nella mia esperienza, fa cambiare idea più spesso dopo il trasferimento, quando è più complicato tornare indietro.
Cosa dà, e cosa non dà, un visto di residenza
Vale la pena mettere in chiaro cosa si ottiene davvero, perché le aspettative sbagliate creano problemi.
Cosa dà
Il diritto di risiedere negli Emirati per la durata del permesso, rinnovabile. La possibilità di aprire un conto bancario locale, di intestarti le utenze, di ottenere la patente locale, di sottoscrivere l'assicurazione sanitaria obbligatoria, e di sponsorizzare il coniuge. Ti dà anche l'accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione, che a Dubai funzionano bene.
Cosa non dà. Non è cittadinanza, e non porta alla cittadinanza. Non ti rende automaticamente residente fiscale: quella è una condizione separata che dipende dai giorni di permanenza e da come gestisci la posizione in Italia. E non è irrevocabile: come tutti i permessi di soggiorno, va mantenuto rispettando le condizioni previste.
Un elemento operativo utile. I permessi di lungo periodo sono generalmente più tolleranti rispetto ai periodi di assenza dal Paese, mentre i permessi ordinari richiedono di non restare fuori oltre un certo numero di mesi consecutivi. È un dettaglio che conta molto per chi pensa di dividersi tra Italia ed Emirati, e va verificato sulla propria specifica categoria di visto.
La distinzione completa tra i vari tipi di permesso è nell'approfondimento su visto e residenza a Dubai.
Il percorso combinato: quando immobile e attività si sommano
Nella pratica, molti italiani che si trasferiscono non seguono una strada sola, ma ne combinano due. Lo dico per esperienza diretta.
Quando mi sono trasferito nel 2023 la prima cosa che ho fatto è stata comprare casa: un due camere all'ultimo piano con piscina privata, per 1,6 milioni di dirham. Sotto la soglia richiesta per il permesso decennale.
Avevo due opzioni: aspettare la rivalutazione, oppure trovare un'altra via. Ho scelto la seconda e ho aperto un'attività a Dubai, anche perché avevo comunque in mente di costruirci qualcosa. Il permesso legato all'impresa mi ha dato la residenza subito.
Dopo qualche tempo ho fatto rivalutare l'appartamento: il valore aveva superato la soglia. A quel punto ho presentato domanda per il permesso decennale tramite l'immobiliare e l'ho ottenuto.
Perché lo racconto. Perché moltissimi si trovano nella stessa situazione: hanno comprato un immobile sotto soglia e pensano che la strada sia chiusa. Non lo è. Le due vie si rafforzano a vicenda, e un altro elemento poco noto è che si possono sommare più immobili per raggiungere la soglia complessiva, purché siano tutti intestati alla stessa persona e regolarmente registrati.
Il quadro sulla via immobiliare è nella pagina Golden Visa Dubai, mentre il percorso di trasferimento è descritto in trasferirsi a Dubai.
Documenti e tempi: cosa aspettarsi
La burocrazia emiratina è più rapida di quella italiana, ma ha le sue regole e vanno rispettate alla lettera.
I documenti tipici: passaporto con validità residua adeguata, fotografie in formato specifico, documentazione che attesti il reddito o il possesso dell'immobile a seconda della via scelta, e la polizza sanitaria valida negli Emirati. I documenti italiani vanno di norma tradotti e legalizzati: è la parte che richiede più tempo e conviene avviarla per prima.
I passaggi: presentazione della domanda, visita medica obbligatoria che comprende alcuni esami di base, rilevazione biometrica, ed emissione del documento di identità emiratino.
I tempi: dalla presentazione completa all'emissione passano di norma alcune settimane, con variabilità legata al periodo e alla completezza del fascicolo. La parte più lunga è quasi sempre la preparazione dei documenti in Italia, non la procedura locale.
Il consiglio: non avviare la pratica da solo alla prima esperienza. Non perché sia complicata, ma perché un documento mancante o una traduzione non conforme fanno ripartire i tempi da capo, e con una pratica avviata dall'Italia questo significa settimane perse.
Come valuterei la decisione, al posto tuo
Il visto è la parte più semplice. Le domande vere sono altre, e sono tre.
Quanti mesi all'anno pensi di stare davvero a Dubai? Se la risposta è tre o quattro, il vantaggio fiscale non si realizza e resta un trasferimento di comodo, con costi ma senza il beneficio principale. Se la risposta è la maggior parte dell'anno, il ragionamento cambia completamente.
Cosa lasci in Italia? Immobili, familiari, un medico di riferimento, abitudini. Sono elementi che pesano più di quanto si pensi al momento della decisione, e che vanno affrontati prima.
Hai provato l'estate? È la prova più onesta. Tra giugno e settembre si superano stabilmente i quaranta gradi e la vita si sposta negli interni. Chi valuta un trasferimento dovrebbe passare almeno due settimane qui in quel periodo prima di decidere.
Se le risposte reggono, il visto per pensionati è probabilmente la strada più lineare che gli Emirati offrono. Ma è l'ultimo passaggio, non il primo.
Il percorso, nell'ordine corretto
Chi mi contatta per valutare un trasferimento in età matura arriva quasi sempre con la domanda sbagliata come prima: quale visto devo prendere. È l'ultima, non la prima.
Il primo passaggio è il commercialista, e va fatto prima di qualsiasi altra cosa. La posizione fiscale italiana, l'iscrizione all'anagrafe dei residenti all'estero, il trattamento della pensione, gli immobili posseduti in Italia: sono elementi che vanno mappati prima, perché condizionano tutto il resto e perché rimediare dopo è complicato e costoso.
Il secondo passaggio è la prova sul campo. Almeno due settimane a Dubai in estate, non a gennaio. È il test più onesto che esista e non tutti lo superano. Poi altre due settimane in inverno, per vedere anche il lato migliore.
Il terzo passaggio è la sanità. Chiedere un preventivo reale per una polizza adeguata alla propria età e alla propria situazione. Non una stima trovata online: un preventivo, con nome e cognome.
Il quarto passaggio è il budget completo, costruito su dodici mesi e non su una media: affitto, utenze con il picco estivo, assicurazione, spostamenti, e i viaggi in Italia che quasi tutti sottovalutano nel numero e nel costo.
Solo a questo punto si sceglie il visto, che a quel punto è la parte più semplice di tutto il percorso.
Chi segue questo ordine arriva alla decisione con dati reali e senza sorprese. Chi parte dal visto scopre i problemi dopo essersi trasferito, quando tornare indietro significa disfare quello che si è appena costruito. Il mio ruolo, in questo percorso, è dirti anche quando secondo me non ha senso: se la risposta è che ti conviene restare dove sei, te lo dico senza problemi.
Domande frequenti
Serve avere almeno cinquantacinque anni di età e almeno quindici anni di esperienza lavorativa, oltre a dimostrare capacità economica. La strada più diretta per un pensionato italiano è quella del reddito mensile fisso, con una soglia attorno ai 3.500 euro. Esistono percorsi alternativi legati al possesso di un immobile o a risparmi depositati. Il visto è rinnovabile di cinque anni e consente di sponsorizzare il coniuge.
Negli Emirati non esiste imposta sul reddito delle persone fisiche. Il punto decisivo però non è il visto, è la residenza fiscale: per essere considerati residenti fiscali negli Emirati serve trascorrervi almeno centottantatré giorni all'anno e regolarizzare la posizione dal lato italiano. Senza quel passaggio si resta fiscalmente residenti in Italia e il trattamento della pensione non cambia. È una materia da affrontare con un commercialista che conosca entrambe le normative.
No, non è obbligatorio: la via del reddito mensile non richiede alcun acquisto immobiliare. L'immobile diventa rilevante se si sceglie un percorso diverso, come il visto di lungo periodo legato a un investimento di almeno due milioni di dirham, oppure il permesso biennale legato al possesso di un immobile completato e registrato.


